
La gita a Pechino è finita, oggi è la giornata conclusiva. Si tratta della settima edizione del summit eurasiatico ma pare siano ancora pochi per far si che le parti collaborino con un certo profitto: eh già, perchè dopo alcuni incontri tra popò di delegazioni in giacca e cravatta (ebbene si, anche i cinesi comunisti accettano l'abito occidentale come quello di rappresentanza!) in salotti davvero invidiabili si è arrivati a poco o nulla. L'utilità del vertice pertanto assume connotati vaghi, molto lontani dalla concretezza. In soldoni, 27 paesi europei e 16 asiatici hanno discusso di come il freno economico non debba essere usato come giustificazione con il mancato raggiungimento di obbiettivi comuni e prioritari quale il miglioramento (o forse il non peggioramento) delle condizioni climatiche. E cosa puà aver risposto il padrone di casa (la Cina)? Ha risposto che essa è uno dei motori principali dell'economia globale (forse anche del suo peggioramento? Chissà..). Ecco perchè l'antico regno di mezzo (la Cina) mira sempre più a politiche economiche rivolte all'interno o ai paesi limitrofi: dopotutto si consumerebbe meno benzina! Che la Cina abbia il potere di tenere in pugno almeno una fetta della vecchia Europa grazie a imitazioni di vestiti, accendini, ristoranti cinesi, e piccoli minimaket? Forse si ha paura a tirare le somme. Barroso (presidente della sua omonima commisione, Commissione Barroso, l'attuale commisione europea) invece vede oltre il material consumo: "Se non agiamo con efficacia contro il cambiamento climatico, ci saranno serie conseguenze" ha detto. Voi, che nepensate?Etichette: asia, cina, europa, politiche internazionali, relazioni internazionali |